Scavare nella storia per educare il “futuro”: un’archeologa e il suo approccio didattico per l’infanzia.

18.03.2016 09:05

Per “Dialogica Educativa” ho il piacere di intervistare la Dott.ssa Rosaria Martellotta, archeologa, operatrice didattica e mamma. Conosciamola meglio in questa breve presentazione:

“Nata a La Spezia da mamma ligure e papà pugliese, trascorre lì gli anni d’infanzia fino ai 7 anni, per poi trasferirsi in Puglia. Nel 2005 a 25 anni si laurea in Beni Culturali, indirizzo Beni Archeologici, Architettonici e dell’Ambiente presso l’Università degli Studi di Lecce, con una tesi in Archeologia e Storia dell'Arte Greca e Romana, inerente il mondo dell'infanzia nell'antichità. Nel 2007 si trasferisce in Emilia Romagna e dal 2012 si occupa di didattica archeologica e divulgazione. Collabora con varie scuole, associazioni, librerie indipendenti e biblioteche. Negli anni dell’università ha preso parte ad alcuni scavi e a una pubblicazione sul riordino di un archivio d’impresa, dal titolo Una realtà imprenditoriale pugliese: Il saponificio G.S. L’Abbate di Fasano (BR)”. Come volontaria è lettrice di “Nati per Leggere” e si occupa di promozione alla lettura, inoltre è autrice di un e-book per bambini dedicato alla figura dell’archeologo e alla colonia romana di Ariminum. Sposata, è mamma di Gioele che ha 5 anni e di Giacomo di 15 mesi (al momento di questa stesura) entrambi bibliofili come lei e il loro papà. E’ appassionata di pedagogia e si sente molto vicina al Metodo Montessori, che cerca di applicare alle piccole cose della sua quotidianità. Su Facebook amministra la propria pagina www.facebook.com/archeogiocando.it/  e da gennaio 2016 è blogger con il sito personale www.archeogiocando.altervista.org/ "

 

1) Silvia: Ringrazio Rosaria per il consenso alla mia richiesta d’intervista, nata da una chiacchierata e dal mio interesse per l’argomento della sua tesi archeologica, il mondo dell’infanzia nell’antichità. Chiedo subito: com’era questo mondo?

Rosaria: Grazie Silvia per avermi dato l’opportunità di parlare di me. Entro subito nel vivo della prima domanda, cui non è possibile rispondere brevemente, poiché gli aspetti da considerare sono molteplici. Innanzitutto vi era una rigida suddivisione tra mondo maschile e femminile e idem dicasi per i giochi destinati ai bambini e alle bambine. Auspico che questa suddivisione vada sempre più attenuandosi con il passare del tempo, ma, la strada da fare è ancora molta, anche in questo senso. Il gioco, inoltre, aveva un alto valore educativo ed anche religioso. Esistevano perfino delle festività, ossia le Antesterie, in occasione delle quali i bambini ricevevano molti giochi. I giocattoli e il gioco, insomma, erano una cosa molto seria! A testimoniare tale importanza, ricordiamo che i giocattoli spesso erano realizzati da artisti molto in voga e anche poeti e scrittori scrivevano in merito ai giochi e ai giocattoli.

 

2) S. : I giochi dell’infanzia nell’antichità si svolgevano con materie prime reperite in natura. Quali erano queste materie che i bambini manipolavano all’aria aperta, creando opere d’arte in condivisione e socializzazione?

R. : Come già detto in precedenza, nel mondo antico i giochi avevano un grande valore educativo e anche religioso. Quando una ragazza si sposava faceva dono della propria bambola ad Artemide o ad Afrodite, a simboleggiare la fine dell’età infantile e l’ingresso nell’età adulta. Alla loro nascita i bambini ricevevano in dono il primo giocattolo dal padre, a seguito del riconoscimento del figlio. Anticamente i giocattoli in Grecia e a Roma non erano affatto semplici e rudimentali, ma avevano raggiunto una perfezione estetica e tecnica che non ha nulla da invidiare a quelli moderni. Le bambole delle bambine appartenenti alle classi più abbienti erano spesso dotate di arti snodabili e di ricchi corredi composti di pettini in miniatura, gioielli e molto altro. Gli animali trainabili, come ad esempio un piccolo coccodrillo proveniente dall’antico Egitto, avevano addirittura parti mobili, nel caso del coccodrillo, la mandibola si apriva e chiudeva quando il bambino lo trainava. Fra i giochi più diffusi vi erano gli astragali, ossicini del piede della capra utilizzati in modo analogo ai dadi e le noci, utilizzate per vari giochi. A confermare l’importanza delle noci fra i giochi del mondo antico vi è anche un’espressione latina, ossia “Nuces relinquere” che, letteralmente, significa abbandonare le noci, ma, in senso più ampio, significa abbandonare l’età del gioco, diventare adulti. Esistevano inoltre aquiloni, yo-yo e palle di vari materiali.  Per quanto riguarda i giochi di gruppo, i bambini erano soliti giocare a moscacieca e cavalluccio.

 

3) S. : Negli scavi seguiti durante gli studi universitari hai rinvenuto reperti riconducibili all’infanzia e che emozioni hai provato? Una curiosità mia e per i profani di archeologia: tra il rinvenimento di un reperto, la sua catalogazione e l’esposizione in un museo quanto tempo passa?

R. : Non mi è capitato di rinvenire reperti legati al mondo dell’infanzia. Non è possibile dare una risposta univoca alla domanda che mi poni, giacchè lo scavo non è un percorso così lineare, ad esempio: non tutti i reperti vengono catalogati o “musealizzati”, talvolta giacciono all’interno di magazzini. Per quanto riguarda i tempi dello scavo, trattandosi di un’operazione scientifica molto meticolosa, può richiedere anche molti anni e soprattutto, esige molte risorse umane ed economiche. Spesso si tratta di “scavi d’emergenza”, ossia, effettuati in occasione di lavori edili e stradali, al fine di raccogliere dati utili e documentare il tutto così che i lavori proseguano il prima possibile.

 

4) S. : Il tuo approccio didattico verso l’infanzia si avvale di laboratori storico/artistici, attività di manipolazione con la creta, partendo da un libro. Racconta una tua giornata laboratoriale tipo, come ti senti interiormente al termine e le impressioni dei piccoli partecipanti.

R. : L’argilla è un materiale che amo molto e che utilizzo per diversi laboratori. Uno dei laboratori che consegue più successo è sicuramente quello sui vasi “a colombino”. Propongo ai bambini di realizzare un vaso appunto con il “colombino”, tecnica utilizzata prima dell’avvento del tornio. Si tratta di una tecnica semplice, accessibile a tutti, anche se, ovviamente, non tutti i bambini hanno sviluppato le medesime capacità manuali. Spesso incontro bambini preoccupati del fatto di “non riuscire”, di non “creare cose belle”, forse perché l’ambiente scolastico e familiare nel quale vivono dà la priorità al creare “cose belle”, “belle come quelle dei propri compagni”, stereotipate. Pongo l’accento  sempre che il NON faccio svolgere “lavoretti creativi”, con tutto il rispetto per chi li fa e dunque i bambini non torneranno a casa necessariamente con oggetti belli, mai uguali tra loro. I miei laboratori sono il frutto di studio e di sperimentazione di tecniche artistiche REALI, inoltre, per quello che è il mio APPROCCIO EDUCATIVO, è importante che il bambino CREI qualcosa di proprio, che non necessariamente sarà bello. All’inizio dei miei laboratori dico sempre ai bambini che sono bandite le parole NON RIESCO, perché tutti siamo in grado di CREARE qualcosa di NOSTRO, di ESCLUSIVO, che porta il segno di noi stessi e della nostra personalità. Lavorare con i bambini è un privilegio ed io mi sento molto privilegiata, perché parto con una borsa carica di materiali e libri e torno sempre a casa con una borsa piena di sorrisi, abbracci, carezze, curiosità, dolcezza. Lavorare con i bambini, però, non è per tutti. Come diceva Janusz Korczak “Dite è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli[…] Non è questo che stanca. E’ piuttosto il fatto di essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti […].

 

5) S. : Sei lettrice volontaria per l’iniziativa “Nati per leggere” e al tempo stesso promuovi la lettura. Nelle tue collaborazioni con vari enti, come scegli i libri da proporre ai bambini?

R. : La mia attività di volontaria si svolge in biblioteca e nelle scuole. Nel caso della scuola, talvolta le insegnanti mi fanno esplicite richieste in merito ai temi da trattare. Nella maggior parte dei casi, però, prendo la mia shopper e la riempio di libri seguendo l’istinto. Ovviamente tengo sempre in considerazione l’età dei bambini, senza essere però troppo rigida. Mi è capitato di proporre libri indicati per bambini più grandi ai più piccoli, dipende dagli interessi, se sono abituati ad ascoltare: i fattori da tenere in considerazione sono molti. Ci sono poi libri che porto sempre con me, perché conseguono molto successo e dunque so di non sbagliare proponendoli.

 

6) S. : L’essere mamma ti ha agevolato nella realizzazione di laboratori artistici e/o di lettura per l’infanzia? Quali sono i lab che piacciono di più ai bambini e idem quali le letture preferite?

R. : L’essere mamma costituisce una grande ricchezza anche in questo senso. Spesso sperimento un laboratorio con mio figlio prima di proporlo, per capire se va bene, così come l’ho pensato o se devo correggere qualcosa. Tra le attività più amate dai bambini sicuramente ci sono: la simulazione di scavo archeologico - probabilmente per il contatto con la terra e per il fascino esercitato dallo scoprire gli oggetti; i laboratori che prevedono la manipolazione dell’argilla e quello sugli animali fantastici, ispirato ai bestiari medievali. Tra le letture preferite dai bambini ci sono: “Un libro” di Hervè Tullet e “Dalla Chioma” di Silvia Borando, entrambi libri gioco, “Io sono il più forte e Io sono il più bello”, di Mario Ramos, “I miti dell’antica Grecia” che esercitano sempre un fascino incontrastato e “Edward e la sua grande scoperta”, che parla di un bambino col sogno di diventare archeologo come i suoi genitori, di Rebecca Mcrichtie e illustrato dalla talentuosa Celeste Hulme. Scelgo sempre libri “di qualità” e editi da piccoli editori, con illustrazioni di un certo spessore.

 

7) S. : L’ebook dedicato alla figura dell’archeologo: com’è nata l’idea e perché hai sentito l’esigenza di scriverlo?

R. : Ho sentito l’esigenza di scrivere questo ebook in quanto trovo che, nonostante il notevole sviluppo dell’editoria per bambini e ragazzi negli ultimi anni, ci sia ancora molto da raccontare ai bambini sulla storia e sull’archeologia. Spesso i bambini, molto più spesso gli adulti, hanno un’idea confusa sulla professione dell’archeologo:“E’ quello che scava i dinosauri”, “è come Indiana Jones” “fa un lavoro avventuroso”. Tutti questi luoghi comuni devono essere sfatati.

 

8) S. : Nei tuoi laboratori di lettura per l’infanzia, l’angolo a essa dedicato è a misura di bambino: chiara influenza pedagogica del Metodo Montessori.

R. : Ho letto molti libri di Maria Montessori ed ho cercato di organizzare la mia casa seguendo questo filone pedagogico con libri e giochi, che in casa mia sono sistemati in modo tale da essere facilmente accessibili a entrambi i miei bambini. Quando m’invitano a leggere in biblioteca o a scuola generalmente preferisco sedermi per terra, con le spalle rivolte al muro e i bambini si siedono in cerchio di fronte a me.

 

9) S. : Blogger da gennaio 2016 col tuo sito personale, riesci a conciliare tale impegno col lavoro di mamma e operatrice didattica?

R. : Vorrei poter seguire con più assiduità il mio blog, anche se la mia giornata, ahimè, è fatta solo di 24 ore. Gli impegni lavorativi, per fortuna, aumentano, e desidero seguire i miei bambini, senza delegare ad altri la loro cura. E’ un’impresa che sembra impossibile, in realtà richiede molto impegno, ma è fattibile.

 

10) S. : Come valuti la divulgazione dell’archeologia in tv e nei canali social?

R. : Ultimamente ci sono vari blog e siti che si occupano di divulgare l’archeologia, soprattutto tra i più piccoli. La strada da percorrere è ancora molta, innanzitutto bisognerebbe far passare il messaggio che tutelare il patrimonio culturale è un dovere di tutti, perché sono le nostre radici, la nostra storia, la nostra cultura. I musei non sono luoghi noiosi e polverosi e la lettura non è un dovere da assolvere quando si inizia a frequentare la scuola e le maestre ti impongono di farlo. Sempre più musei organizzano attività didattiche ad hoc per i più piccoli, proprio per avvicinarli a questo mondo. Sapere che un’alta percentuale di bambini (leggevo delle statistiche qualche tempo fa) non ha mai visitato un museo o una biblioteca è davvero avvilente, ma, allo stesso tempo, mi dà lo stimolo per impegnarmi sempre di più. Si può leggere a un bambino sin dalla culla, esistono anche giusti libri in bianco e nero studiati per i neonati e leggere con i propri figli, per non parlare degli evidenti effetti benefici a livello cognitivo ed emotivo, aiuta il rapporto tra la mamma/il papà con il bambino. Come diceva Gianni Rodari in suo pensiero: “Vorrei che tutti leggessero non per diventare poeti e letterati, ma per non essere più schiavi.” Leggete ai bambini, gli donerete le ali.

 

* Silvia: Grazie Rosaria per l’interscambio pedagogico/archeologico e il tempo dedicatomi.

Rosaria: Grazie mille a te Silvia per avermi dato l’opportunità di raccontarmi e di far conoscere il mio lavoro.

 

Dott. ssa Silvia Ferrari

    Pedagogista

 

 

 

 

 

 

 

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