Per scelta genitoriale capita che i bambini non frequentino né l’asilo nido (0-3) né la scuola materna (0-6) o uno dei due: come trascorrono quegli anni?

27.04.2015 11:10

Per la stesura dell’articolo mi sono avvalsa di una micro–ricerca attraverso il metodo dell’intervista “virtuale”. Via mail, ho contattato alcune persone adulte e tra queste,  ho scelto a caso quattro persone (2 donne e 2 uomini) in rappresentanza di diverse aree del Paese. Contestualizzata la zona geografica, le informazioni richieste riguardavano: nucleo familiare (genitori, lavoratori o meno, fratelli/sorelle (frequentanti o no l’asilo) e differenze di età, se la scelta citata nel titolo è stata condivisa, se i genitori giocavano coi piccoli, quali giochi preferiti con genitori e/o fratelli/sorelle, cugini e coetanei, socializzazione nell’attività ludica,  se il carattere e la non frequenza alle suddette strutture hanno inciso in qualche modo nelle interazioni sociali in età adulta.

*Per il rispetto della privacy verso chi ha collaborato a questo mio progetto, le zone geografiche sono generiche, quindi: Centro Nord, Sud Italia, Isole (tra le varie presenti nel mare italiano). Le risposte fornite nelle interviste (da me condensate nell’articolo) naturalmente risentono del periodo storico/sociale in cui queste persone sono nate, cioè tra gli anni ’60 e ’70 del 1900, mentre le influenze sulle interazioni in età adulta sono di un periodo più recente.

Entriamo nel dettaglio, partendo dal bambino del Sud Italia. Questo bambino è cresciuto in un piccolo paese in una classica famiglia con un nucleo genitoriale unito, è l’ultimo di tre figli e tutti sono accomunati dalla sola frequenza alla scuola materna gestita da religiose e niente asilo nido, perché la struttura all’epoca non era presente. Pur nell’unità familiare, il padre lavorava  fuori casa e raramente era presente nella condivisione dei momenti di svago con i figli, mentre la madre dedicava il tempo alla cura della casa. Il bambino aveva la sua cerchia di coetanei con i quali si intratteneva nel tempo libero e le attività ludiche erano principalmente i giochi di strada, che spaziavano dal calcio a corse varie, dal monopattino allo scambio di figurine per completare gli album, passando per le biglie colorate, che “colpite” dal sole emanavano una luce incredibile. Inutile dire che, questi giochi all’aperto e in libertà erano creativi (all’epoca non c’erano tanti giochi costruiti) e altamente socializzanti, favoriti anche da un carattere ben disposto alla condivisione ludica sia del momento in sé che dei giochi utilizzati. Questo bambino coi suoi coetanei ha sviluppato un carattere positivo e tranquillo: l’asilo nido non frequentato non ha lasciato “tracce” sulla sua interiorità, poiché tra scuola materna e gruppo dei pari il gioco era presente, unificante e non artificiale. La socializzazione nelle attività ludiche tra pari e la normale crescita verso l’età adulta hanno inciso in meglio nello sviluppo della personalità e del carattere: ora questo bambino è un uomo, che si è  “costruito” dei validi e solidi rapporti interpersonali, che non gli hanno causato alcuna difficoltà né in famiglia (ora è felicemente sposato con prole) né sul posto di lavoro (è un libero professionista).

Passiamo ora alla bambina nata e cresciuta in una tranquilla cittadina centro/insulare. Anche qui come nel caso precedente siamo in presenza di una classica famiglia unita, padre lavorante fuori casa (all’epoca dei fatti), madre casalinga con le tipiche mansioni di questo lavoro, fratello maggiore di cinque anni. La scelta genitoriale di non frequentare né l’asilo nido né scuola materna è stata presa di comune accordo, in considerazione del fatto che la madre, essendo casalinga, poteva seguire sia la bambina che il fratello, entrambi non frequentanti le strutture educative in domanda. Inoltre nei momenti di difficoltà i genitori potevano fare affidamento per la custodia dei figli su sorelle/fratelli sia materni che paterni. La bambina raramente giocava col fratello maggiore e i suoi giochi erano con le bambole, con le quali inventava tante storie; durante le vacanze estive spesso i momenti di gioco erano in compagnia con i figli della vicina di casa (poco più piccoli di lei). La madre dovendo pensare alla casa, giocava pochissimo con la bambina, che assieme al fratello e quando il padre era libero dal lavoro e/o durante le domeniche, andava al parco cittadino per giocare tra scivoli, castelli e altalene. I momenti ludici socializzanti in campagna con le cuginette erano tra i preferiti soprattutto per i giochi all’aperto, dove ci si poteva muovere in libertà: corse, nascondino, paradiso, altalena, bicicletta e arrampicata sugli alberi. Quando il maltempo impediva l’uscita, tra i giochi preferiti c’erano: la dama, le carte, le mitiche costruzioni “Lego”, disegnare, cucire abitini per le bambole, inventare un mercatino dove fare la spesa con frutta e verdura di plastica. D’estate al mare invece la bambina giocava da sola o col fratello maggiore, mentre i giochi con i coetanei estranei al nucleo familiare hanno favorito nella piccola la socializzazione, sebbene spesso si sia sentita emarginata e presa in giro per l’aspetto fisico, dovuto al problema di vista che costringeva all’uso di occhiali molto spessi e poco gradevoli. Nelle attività ludiche raramente i giochi personali venivano prestati, anche per il timore (concreto) che gli stessi venissero resi danneggiati o non resi affatto. E l’infanzia così vissuta quanto ha inciso in età adulta? Il “vuoto” della non frequenza alle strutture dell’infanzia è stato pienamente colmato con l’ingresso alle scuole elementari vissuto come un grande evento e col desiderio di “costruire” nuove amicizie. Oggi quella bambina è una donna laureata e dal carattere indipendente, che alterna periodi di solitudine a relazioni interpersonali e che in caso di necessità non nega il suo aiuto. La creazione di amicizie non è un problema, purché non diventino invadenti e giudicatrici dello suo modo di vivere. Purtroppo l’essere vittima di prese in giro o bullismo in età adolescenziale soprattutto da parte dei ragazzi, oltre al fatto di non aver imparato a rispondere o difendersi in loro presenza, ha reso questa donna molto insicura e con difficoltà “rompe il ghiaccio”, pensando che, se avesse frequentato una struttura in età prescolare sarebbe cresciuta più forte e decisa, ma rimane sempre un problema fatto di “se” e “ma”.

La prossima storia riguarda una bambina nata e cresciuta in un piccolo paese del Centro Nord, figlia unica di una famiglia classica molto unita. Non essendoci l’asilo nido nel paese, la piccola ha frequentato solo la scuola materna a gestione comunale, nella quale condivideva giochi e varie attività ludiche, es.: laboratori di pasta al sale, piccoli lavori col collage. Al di fuori della scuola materna, i genitori dedicavano il loro tempo libero giocando con la figlia, divertendosi. Nelle uscite al parco troviamo l’altalena e lo scivolo mentre in spiaggia durante l’estate, i giochi erano: inventare delle storie, racconti di fantasia, castelli di sabbia accanto a spazi ludici già presenti. Il carattere tranquillo della piccola ha inciso positivamente nella condivisione del gioco e ora che adulta è? La frequenza della scuola materna e le attività ludiche esterne hanno favorito la socializzazione e il carattere è rimasto tranquillo come nell’infanzia. Oggi quella donna può dire di essere una persona completa: ha “costruito” delle sane e stabili relazioni interpersonali sia nel lavoro (è laureata ed è una professionista affermata) che in famiglia (è sposata, con un figlio).

L’ultima storia riguarda un bambino proveniente da una cittadina insulare con famiglia unita monoreddito, padre operaio (all’epoca dei fatti), madre casalinga e primogenito di tre figli. La differenza d’età col secondo fratello era di 18 mesi: si parla al passato, perché è deceduto prima di compiere il 1° anno di età, per via di una grave malattia. Con la sorella minore la differenza è di cinque anni. La scelta condivisa dai genitori di non frequentare ambo le strutture prescolari, non è dipesa da questioni economiche, ma ad essa ha contribuito il lutto per la morte del secondo fratello e il fatto che gli orari di lavoro del padre per riaccompagnare o riprendere non coincidessero. La madre dedita alla cura della casa non giocava col bambino, ma dedicava molto tempo all’educazione: non intromettersi nei discorsi dei grandi e quando si andava in casa d’altri, non chiedere niente a meno che non fosse offerto e sempre nella giusta quantità. Se si sgarrava, si veniva ripresi a casa. I giochi erano un’infinità e molti erano regali di nonne, zii e zie: se si rompevano, il padre dedicava il weekend libero alla riparazione. Sempre nel weekend (perché durante la settimana lavorava)  il padre portava il piccolo ai giardini pubblici con l’auto a pedali, con cui giocava a fare il meccanico. Nelle giornate in casa i giochi preferiti erano le costruzioni e le automobili in scala: all’epoca non c’erano tutte le normative di tutela per oggetti piccoli. Come ogni bambino, spesso capitava di “assaggiare” oggetti o pietruzze dal muro e puntuale arrivava l’intervento materno per togliere dalla bocca quanto introdotto. La non frequenza alla scuola materna mise la madre del bambino in uno stato d’ansia, non sono mancati qualche sculacciata e schiaffetto alle mani. Altre attività ludiche si svolgevano con le costruzioni, il carro armato a batteria, un pallone da basket, le giornate estive si trascorrevano al mare tra castelli di sabbia col secchiello e creazione di animali con le formine. Il gioco con i coetanei iniziò entrando in prima elementare, il cui ingresso non piacque molto… Tuttavia, il bambino andava d’accordo con i compagni di classe ma non concepiva lo spirito di competizione inculcato dalla maestra, anche se, meritando un buon voto non esitava a darglielo. Oltre lui anche la sorella minore non ha frequentato le strutture prescolari. Il carattere del bambino è positivo: nessun problema nel prestare i propri giochi e niente gelosia se i cuginetti ne avevano di più belli. La non frequenza all’asilo nido e la scuola materna non ha minimamente inciso nelle interazioni sociali in età adulta: ora quel bambino è un uomo dal carattere creativo, allegro, gran lavoratore (diplomato, si occupa di tematiche ambientali) e con una sua famiglia  (è sposato, no figli).

L’articolo (partendo da una mia idea nata per caso) ha trattato una tematica molto attuale della nostra società. Ogni persona intervistata ha liberamente risposto, cercando nei “cassetti” della memoria. Nelle storie qui scritte ognuno si può ritrovare, in quanto veri “spaccati” di vita familiare.

 

Quattro storie diverse dalle quali trarre queste conclusioni:

- Famiglia classica unita con due genitori (nucleo).

- In due casi su quattro abbiamo la frequenza alla sola scuola materna e niente asilo nido.

- In due casi su quattro nessuna frequenza ad ambo le strutture prescolari.

- Socializzazione primaria col gruppo dei pari, che fossero coetanei sia della famiglia o estranei.

- In tutti i casi le attività ludiche si sono svolte in modo creativo sia in casa che all’aperto.

- In tre casi su quattro gli adulti hanno “costruito” un proprio nucleo familiare (con o senza figli).

- In un caso su quattro pur non essendoci la “costruzione” di una famiglia, la persona ha realizzato sé stessa.

- In tutti e quattro i casi, i caratteri dei bambini ora adulti si sono sviluppati in positivo e capaci di interazioni sociali sia in famiglia che nel lavoro.

- Facendo una media, questi genitori sono stati presenti, pur se giocavano poco/molto con i figli e tutti sono dei punti di riferimento importanti.

 

*Alle quattro persone che hanno collaborato alle interviste, per far si che quest’articolo fosse redatto, rivolgo una sola parola: GRAZIE.

                                                                                                          Dott. ssa Silvia Ferrari

                           Pedagogista

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