Pedagogia critica e socraticità sociale nel pensiero di un pedagogista: tra formazione, counseling e divulgazione.

04.01.2016 15:05

Per “Dialogica Educativa ho intervistato il collega pedagogista e conterraneo sardo Dr Nuccio Salis, sassarese di nascita e turritano d’adozione. Ecco la sua presentazione:

“Laurea in Scienze dell’Educazione V.O. conseguita nel 2004 ma A.A. 2002/2003 con una tesi semi-sperimentale dal titolo “Danilo Dolci e la cultura della legalità” realizzata visitando e conoscendo i territori e le persone che hanno ospitato e sostenuto la figura storica del Dolci e i suoi progetti socio/educativi a favore del riscatto degli oppressi e della coscientizzazione popolare della loro condizione.”

Specializzazioni professionali:

- Qualifica di animatore socio-culturale conseguita nel 2006 c/o UISP di Sassari

- Master biennale universitario in Counseling socio/educativo a orientamento analitico-transazionale conseguito nel 2010 presso la Scuola di Psicologia clinica IFREP per conto dell'Ateneo Salesiano di Roma. Riconosciuto dal MIUR e abilitante alla professione.

- Master triennale in Pedagogia clinica conseguito nel 2015 presso ISFAR di Firenze. Titolo della tesi "Implicazioni cinestetico-motorie nelle attività grafo-pittoriche". Riconosciuto dal MIUR e abilitante alla professione.

- Il blog personale “Socratikon” è online dal 2014 sulla piattaforma Overblog. Nella pubblicazione di articoli redatti a propria firma, il Dr Salis cerca di coniugare l'area della ricerca scientifica in pedagogia con la vocazione umanistica che caratterizza la disciplina stessa. Cercando anche, peraltro, di combinare lo studio con l'esperienza vissuta sul campo. L'impegno che il Dr Salis si è assunto consiste nel tentativo di divulgare temi che possano far riflettere in modo critico su questioni sociali a volte scomode o impegnative.

- Pubblicazioni di articoli a firma personale inerenti il Counseling sul sito della Comunità dei Counselor italiani.

- Pubblicazione di due saggi con Progetto Cultura Edizioni dal titolo: "La creatività come qualità totale" e "La psicologia spiegata dai miti”.

 

1) Silvia: Ho avuto modo di conoscere il tuo modo di fare formazione, prima a distanza con le clip video sul tuo canale You Tube e poi di persona nel corso di qualche evento. Un modo giovane e chiaro di fare pedagogia: come scegli le tematiche dei corsi? Quanto conta il riscontro dei partecipanti nel tuo approccio come formatore e come persona?

Nuccio: Ciao Silvia. Intanto voglio ringraziarti per esserti interessata alle mie attività e per avermi chiesto di essere addirittura intervistato. Accetto molto volentieri quest’opportunità di avere visibilità e spazio presso le tue pagine divulgative. So che sono molto seguite.

Dunque, le tematiche affrontate durante i corsi sono scelte sulla base degli argomenti che ho avuto maggiormente occasione di approfondire sia dal punto di vista teorico (studi e ricerche) che sotto l’aspetto pratico-operativo (applicazione sperimentale). Scelgo i temi che ho affrontato in prima persona durante il mio percorso formativo, riproponendoli in dinamiche di gruppo dentro un contesto attivo e partecipante. Il riscontro dei partecipanti è fondamentale perché essi sono i principali protagonisti dell’esperienza formativa. I loro feedback sono utilissimi per potersi riproporre e ripresentare dentro una prospettiva di miglioramento. Questo è un aspetto di cui mi prendo molto cura. Sono molto autocritico e svolgo un severo e rigoroso monitoraggio sulla mia opera professionale. Mi considero decisamente soddisfatto dei riscontri raccolti fino ad ora; grazie soprattutto a chi partecipa con l’intenzione di condividere, apprendere, confrontarsi e contribuire attivamente all’esperienza formativa, con motivazione e serietà.

 

2) S. : Insegnamento e apprendimento, due ambiti ben presenti nelle tue attività di formazione “sul campo”: quanto di personale cerchi di trasmettere agli interlocutori?

N. : A mio avviso passa molto di personale. Sono convinto che il successo di un’esperienza formativa passi anche dal modello secondo cui è proposta. Cerco di applicare le regole generali della conduzione di un gruppo, adattandole al mio stile comunicativo. L’impegno che mi assumo consiste nel cercare di essere un punto di riferimento autorevole e autentico.

 

3) S. : Dalla tua prospettiva, a che punto è il Counseling in Sardegna? Come si svolge una seduta orientativa di aiuto e con quali tempistiche? Conosciuta la situazione iniziale, come progetti un intervento?

        N. : Questa domanda non può che farmi venire in mente l’apertura inaugurale del corso in counseling socio-educativo, in cui mi diplomai nel 2010. I docenti ci dissero subito che proporre la relazione di aiuto nel contesto sardo è molto difficile. L’ho riscontrato personalmente in diversi contesti, soprattutto nell’ambito della scuola e della famiglia. Nel nostro territorio vi sono ancora molte resistenze culturali e molta diffidenza verso queste proposte d’intervento. A mio parere, dobbiamo ancora continuare a impegnarci affinché venga divulgata prima di tutto una cultura dell’aiuto, ovvero riuscire a far passare il messaggio che richiedere sostegno in un momento di difficoltà e di transizione esistenziale, sia qualcosa di maturo, di intelligente e di coraggioso, che denota apertura, senso di responsabilità e autocoscienza e non come invece viene erroneamente interpretato, un segno di debolezza o addirittura di fuga o di vigliaccheria. C’è ancora tantissimo da fare, su questo punto. Le regole strutturali del counseling seguono sostanzialmente quelle generali e condivise, poi se il contesto esula dallo studio, si possono apportare le necessarie modifiche spazio-temporali. Un buon intervento può essere progettato in un contesto multidisciplinare, dentro il quale il counseling si potrà caratterizzare in funzione dei suoi principi, dei suoi modelli e delle sue strategie. Ciò che faccio personalmente aderisce alle indicazioni di una pianificazione consapevole in cui si raccolgono dati e informazioni sul soggetto (individuale o collettivo) verso cui si indirizza la propria opera, cercando di mapparne i bisogni e accoglierne le richieste, organizzando una tassonomia di obiettivi e scegliendo opportune strategie di azione, tenendo conto che emergeranno in situazione aspetti non prima considerati e che, il tutto deve essere centrato essenzialmente sulla persona. Perdona l’estrema semplificazione e brevità di un argomento così vasto, articolato e complesso, di cui ciascuno può approfondire appellandosi alla letteratura scientifica prodotta su questo tema.

 

4) S. : Ho letto che, in qualità di Pedagogista/Educatore, hai svolto interventi anche in ambito scolastico. Esponi brevemente una tua esperienza.

   N. : Le esperienze a scuola le porterò per sempre dentro di me, come fra le più soddisfacenti in assoluto fra le varie esperienze in ambito educativo. Ho condotto diverse attività e laboratori a partire dai progetti di sviluppo e apprendimento grafo-pittorico nella scuola dell’infanzia  (facendo leva sulla mia passione per il fumetto e il disegno in genere); laboratori di animazione socio-educativa nelle scuole primarie e di percorsi di alfabetizzazione socio-emotiva e counseling strategico-motivazionale nelle secondarie avanzate. Sono stati particolarmente importanti sul piano formativo i laboratori di counseling condotti rispettivamente in una scuola media e in una scuola superiore, che mi hanno messo soprattutto di fronte ad un mondo giovanile carico di potenzialità espressive e anche di tanto disagio e difficoltà comunicative che molto spesso noi adulti sottostimiamo e non vogliamo vedere.

 

5) S. : L’ analisi transazionale è… Definiscila in 3 concetti-chiave, per farla comprendere ai non “addetti ai lavori”. La tua indole caratteriale quanto ha inciso nel percorso pedagogico di studio?

  N. : Ti ringrazio per questa domanda, perché vedi, io in effetti ho elaborato alcune definizioni personali dell’analisi transazionale, che è il mio orientamento. Allora ti dirò:

1: … è la figlia ribelle della psicanalisi. Berne impianta decisamente tutto il modello dell’AT sulla psicanalisi ma combinandola con i principi della psicologia umanistica (terza forza), crea una netta e profonda distinzione epistemologica, e che non ammette alcuna continuità fra le due, su questo punto: l’AT desidera infatti investire sulle capacità di autodeterminazione dell’individuo umano, considera cioè la possibilità del riscatto emancipativo dai copioni e da tutte quelle strutture interiorizzate dalla nostra biografia sottoforma di credenze, comandi interiori e divieti. La psicanalisi, specie quella marcatamente freudiana, risulta piuttosto disfattista quando vede il soggetto umano avvinto dai suoi impulsi, ferito dai suoi traumi e mortificato dalle sue nevrosi, annichilito dalle sue mancanze e dai suoi complessi verso cui non avrebbe alcuna possibilità di controllo.

2:… è il Vangelo laico della vita. La letteratura prodotta in ambito transazionale costituisce, a mio modesto parere, un’autorevole ed eccellente guida per comprendere quanto sia importante il potere della scelta e dell’impegno nel costruire la storia che si vuole.

3… è una scuola per pensare. La bibliografia prodotta in ambito degli studi transazionali è un vero e proprio approccio sulla persona, che insegna il valore formativo dei rapporti umani e fa comprendere l’importanza del prendersene cura, a tutti i livelli.

Non saprei quanto la mia indole caratteriale abbia influito sul mio percorso di studio. Forse hanno inciso certamente alcuni valori a cui sono molto legato. Per me è molto importante, nella vita, un atteggiamento aperto, uno sguardo curioso e di insieme su questo meraviglioso mistero che è l’esistenza umana. Mi piace maturare idee, riflessioni critiche, coltivare lo spirito di ricerca e di divulgazione.

 

6) S. : Il tuo blog “Socratikon” chiaramente fa comprendere il “modus operandi” divulgativo, che richiama al filosofo Socrate soprattutto per i concetti di dialogo e confutazione di temi sociali in chiave attuale. La tua è una pedagogia critica della realtà in evoluzione: come vedi la società nel gestire l’Educazione a 360° tra famiglie, operatori, istituzioni? Definisci 3 punti di forza dei tuoi articoli.

  N. : Una domanda che necessita certamente di estrema semplificazione e sintesi. L’educazione è il tema che decide sulla nostra qualità di vita. L’educazione è la risorsa per eccellenza che può garantire la possibilità del riscatto personale e sociale. Hai citato Socrate, infatti lui ci ha insegnato che l’educazione è lo strumento principale di risveglio e consapevolezza individuale e collettiva, ed è l’educazione che conduce a un atteggiamento sperimentale e di ricognizione critica sulla conoscenza, quella che vedo sempre più mancare, sostituita dalla passività e dalla pigrizia mentale. Per questa ragione l’opera educativa è ostacolata nelle sue varie forme, e i vari profili educativi sono scoraggiati a condurre la loro impresa. L’educazione è scomoda per chi soggioga i popoli sottomettendoli ai propri faziosi interessi. Noi pedagogisti, soprattutto questo dovremmo far capire. Definire 3 punti di forza dei miei articoli? Ci provo. Prima di tutto credo di poter sottolineare l’impegnativo lavoro di ricerca e di studio che vi è dietro ogni argomento trattato. In secondo luogo una rielaborazione personale possibilmente ispirata anche dall’aneddotica personale; e poi ciò che cerco di fare è in ultima battuta di strutturare una presentazione che renda il tutto abbastanza leggibile e accattivante. Almeno ci provo.

 

7) S. : In cosa consistono le implicazioni cinestetico-motorie nelle attività grafo-pittoriche della tua tesi di pedagogia clinica?

   N. : Questo argomento è sviluppato approfonditamente fra le pagine del mio lavoro di ricerca. Grazie per averlo citato. Richiederebbe però una risposta assai articolata, e a questo punto mi chiedo se qualcuno ha avuto la forza o la pazienza di leggermi fino a qui.

Ne approfitto per rimandare la lettura su questo argomento in alcuni articoli del mio blog, che specificamente affrontano il tema del legame fra le dinamiche del corpo senziente e scrivente e le finalità riguardanti l’armonia gestuale a favore delle prassie motorie e di tutto l’equilibrio omeodinamico, secondo una prospettiva olistica.

 

8) S. : Pedagogicamente parlando di una realtà sociale che entrambi conosciamo dalla nascita, come vedi la Sardegna dal punto di vista educativo/formativo per le future generazioni? Cosa pensi dei giovani (laureati e non) che lasciano l’isola per lavoro e/o studio?

   N. : In parte ho già citato in una precedente risposta, un tema caro alla prestazione nell’attività dell’aiuto alla persona. Quello che succede nella nostra realtà territoriale è sotto gli occhi di tutti: un continuo deflusso di potenziali talenti e di specializzazioni altamente qualificate, per sfuggire da un contesto che tende a svalutare lo spessore dei profili professionali e a mortificare il percorso di studio. Si tratta di uno spreco verso cui sappiamo a chi addurre le principali responsabilità.

 

9) S. : Quanto è importante divulgare la Pedagogia e il mondo educativo in rete attraverso social network e blog? Ritieni che, gli articoli redatti da me, da te e altri esperti psico/pedagogici favoriscano una profonda riflessione nella società?

   N.: In virtù di quanto già in precedenza esplicitato sul ruolo dell’educazione nella vita del singolo e della comunità, la divulgazione di temi socialmente e pedagogicamente rilevanti, possono essere preziose occasioni per meditare su come stiamo agendo, soprattutto come adulti, sulle nuove generazioni. Dunque possono aiutarci a metterci in discussione e comprendere se vi sia qualcosa che stiamo lasciando al margine, come concetto o strumento dell’agire. Le riflessioni le fanno coloro che desiderano ricercare, scoprire e non fermarsi alle apparenze. Tutti coloro che contribuiscono a questa importante opera, svolgono ciascuno a proprio modo un ruolo determinante per apporre nuovi elementi di riflessione. E in questa era di tecnologia multimediale, ben venga utilizzare le nuove forme di comunicazione per raggiungere un maggior pubblico possibile e collaborare alla difficile impresa di coinvolgere le persone nei dibattiti intellettuali.

 

10) S. : In forum dedicati presenti in siti e pagine social emerge spesso il dilemma se il Counseling sia materia per pedagogisti o per psicologi. Come pedagogista e counselor cosa rispondi a riguardo?

     N. : È semplice: il counseling è materia del counselor. Con uno sconcertante ritardo di decenni e decenni rispetto ad altre realtà (ad esempio quella degli Stati Uniti d’America), l’Italia ha ufficialmente riconosciuto e abilitato la professione del counselor mediante la Legge 4 del Gennaio 2013. Si è trattato di un cammino molto complesso e difficoltoso, dentro cui il counseling si è saputo ulteriormente definire con estrema precisione per la sua specificità disciplinare e strategica. Nonostante tutto questo, proseguono ancora oggi i tentativi di depistaggio da parte di alcuni rappresentanti di altre categorie professionali dell’aiuto, impegnati a impugnare sentenze e istanze di denuncia, evidentemente preoccupati per non avere più l’esclusiva nella gestione della relazione dell’aiuto alla persona. Per fortuna, la realtà professionale può essere ben diversa. Per esempio, ho incontrato psicologi e psicologhe con cui abbiamo seguito e condotto insieme progetti sia in strutture pubbliche che private, ricercando e trovando completa sintonia e collaborazione. Peraltro, proprio il counseling era ciò che ci univa, visto che per specializzarsi e affinare le proprie tecniche operative, si ricorre spesso a formarsi nel campo del counseling. Al di là della scienza e dei tribunali, credo che debbano prevalere le condotte di collaborazione e l’unione sinergica fra tutte le figure dell’aiuto. Non sempre questo si verifica anche se sarebbe auspicabile, visto che, dal momento che ci assumiamo la responsabilità di insegnare l’efficacia nei rapporti interpersonali, un po’ di coerenza non potrebbe che onorarci un po’ tutti.

 

* Silvia: Ringrazio il collega pedagogista Dr Nuccio Salis per l’intervista rilasciata al mio blog educativo, per far conoscere la sua professionalità pedagogica sia online che offline. Il Dr Salis svolge attività formativa nel suo studio pedagogico sito nel Comune di Porto Torres (Sassari).

* Nuccio: Grazie per avermi offerto la possibilità di rendere maggiormente visibile quello che nel mio piccolo è il mio “credo pedagogico”, proposto come combinazione fra modelli teorici ed esperienze pratiche.

 

Dott. ssa Silvia Ferrari

Pedagogista

 

* Il pensiero e l’attività professionale del Dr Nuccio Salis sono visibili raggiungendo i seguenti link diretti:

1) Canale You Tube:  www.youtube.com/user/nickymoroboshi

2) Pagina social su FB: www.facebook.com/weareok.counseling/

3) Blog di Pedagogia Critica: socratikon.over-blog.com/

4) Comunità dei Counselor italiani: www.counselingitalia.it

5) Profilo professionale su LinkedIn: www.linkedin.com/in/nuccio-salis-40444250

 

 

 

 

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