Mamma e bambino, presente e futuro: la “specialità” di un legame.

06.10.2016 20:30

Prima è solo un pensiero, poi ai “nastri di partenza” l’unione di due cellule dà il via al “viaggio” della vita… Un “viaggio” di nove mesi nel calduccio del corpo femminile durante il quale il feto e la sua futura mamma “comunicano” tra loro con sensazioni e movimenti… Il cordone ombelicale li unisce non solo per il transito di ossigeno e sostanze nutritive, ma anche per il “filo” d’affetto che si crea e che, ancor prima della nascita, inizia a “intessere” la “matassa” di cure e attenzioni che produrranno un legame unico per il resto della vita. Una “corrispondenza biunivoca” unica nel suo genere, una simbiosi naturale che produce sia nella madre sia nel feto i primi “messaggi” della presenza dell’altro: il feto si fa sentire scalciando e la madre con carezze alla pancia, il suono della voce soave che “trasmette” dolcezza, pace, cura, coccole… Ricordo le parole di mia madre quando aspettava me:”La gravidanza l’ho trascorsa molto a riposo, eri la prima… Sei nata alle 20.45 ora legale di un mite giorno della seconda decade di giugno dopo un travaglio di circa 14 ore e… i segni sulla pancia (le note smagliature) me li hai lasciati tu, è stato un parto naturale.” Mia madre non ha mai nascosto quei segni, quasi a ricordarsi per tutta la vita quel giorno straordinario: la mia nascita. Il legame materno è qualcosa di “speciale”, ogni istante vissuto da madre e figlio rimarrà nella memoria di entrambi, un “filo” invisibile che, pure quando il bambino diventerà adulto e si “costruirà” relazioni interpersonali, sarà incancellabile e di esempio. Infatti, la relazione mater-filius è la “Base”, la “madre” di tutti i legami, quasi un “banco di prova” di scambi affettivi, pensieri, parole. La nascita del bambino comporta l’”assunzione” del nuovo ruolo: essere mamma e quindi genitrice è un “compito” portatore di impegni e responsabilità, anche per il neopapà. Non si arriva con l’esperienza al ruolo genitoriale, la pratica quotidiana permetterà l’acquisizione (o sviluppo maggiore) del senso di protezione, di cosa è bene per il bambino, l’attenzione a ogni sua più piccola esigenza. Le madri sono le “colonne portanti” della famiglia, quelle che organizzano, fanno, decidono, hanno quel “sesto senso” interiore di pensare anche a breve/medio/lungo termine cosa succederà: non a caso, esiste quel detto:”una madre lo sa”. I genitori logicamente sperimentano la vita prima dei figli e sono “bagagliati” (passatemi il termine) a livello emozionale, psicologico ma al tempo stesso sono impreparati alla novità: un figlio. Le madri sono state (e sono) da sempre anche “oggetto” di studio per pedagogisti, psicologi e ogni professionista delle scienze umane: il rapporto materno col bambino crea quel particolare attaccamento derivante dalle primissime cure post nascita, un corollario davvero speciale e “prezioso”. Alcuni eminenti studiosi si sono occupati di osservare le interazioni madre-bambino, eccone qualcuno: cito Winnicott e i suoi concetti di “bonding” e “holding” e ancora, Bowlby e la sua teoria dell’”attaccamento” partente dal concetto di “base sicura” della collega psicologa ed ex allieva Mary Ainsworth. Cito anche Spitz e la sua “ricerca sul campo” per studiare il bambino quando è privato delle cure materne e a tal proposito, vi segnalo un suo video girato in ospedale sui bimbi, proprio per osservare i danni psicofisici dalla carenza di quella “base sicura”, che è la madre. Il titolo all’articolo parla di “specialità” del legame: la relazione madre-figlio è sì la “base” affettiva da cui “costruirsi” l’adultità, ma soprattutto, conta il modo in cui questa relazione è vissuta a determinare se quel futuro sarà sereno o no. Ogni bambino è come una “spugna” che “assorbe” (Montessori docet) ogni azione (e le conseguenti parole) che osserva in famiglia, quindi occorre prestare attenzione perché, la “mente” infantile è come la vera spugna che, prima assorbe tanta acqua, che può essere pulita (come un sano rapporto materno) o piena di “impurità” e in ambo i casi, l’acqua è espulsa e in tal caso, andrà ovunque… Un po’ come l’adulto che si muoverà in ogni ambiente vitale per cercare se stesso e realizzarsi, avendo in testa la “base” del legame con la madre. Crescendo poi, tra madre e figlio possono sorgere sì divergenze d’opinione dipendenti da carattere e realtà sociale ma ciò non deve far dimenticare una cosa: una madre rimane sempre il punto di riferimento “focale”, a ricordarci da dove siamo partiti (e nati) e cosa ci ha “trasmesso” in positivo e/o negativo, tutto è “insegnamento” per un’evoluzione completa della nostra essenza. Una madre è per sempre “dentro” ognuno di noi, anche se lontana dagli occhi.

Dott. ssa Silvia Ferrari

Pedagogista redazionale e blogger educativa.

 

 

Bibliografia tematica di approfondimento.

 

- M. Amato, “Legame materno. Contatto comunicativo pre-natale”, Sovera Edizioni 2008

- W.Weirauch (a cura di), “Famiglia. Cosa significa essere madre”, Novalis 2015

- D. Stern/N. Bruschweiter Stern/A.Freeland, “Nascita di una madre”, Mondadori 2000

- M. Ammaniti, “Pensare a due. Nella mente delle madri”, Laterza 2008

- J. Raphael Leff, “La gravidanza vista dall’interno”, Astrolabio 2014

- F. Simeti, “Psicologia della maternità”, Cortina 2006

- Ammaniti/Candelori/Pola/Tambelli, “Maternità e gravidanza. Studio delle rappresentazioni materne”, Cortina 1996

- S. Marinopoulos, “Nell’intimo delle madri. Luci e ombre della maternità”, Feltrinelli 2008

- J.P. Relier, “Amarlo prima che nasca. Il legame madre-figlio prima della nascita”, Ed. Le Lettere 1994

- J. Bowlby, “Cure materne e salute mentale del bambino”, Giunti 2012

- J. Bowlby, “Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento”, Raffaello Cortina Editore 1989

- H. Wallon, “L’evoluzione psicologia del bambino”, Bollati Boringhieri 1980

- G. Bollea, “Le madri non sbagliano mai”, Feltrinelli 2009

- D. Bacchini (a cura di), “Il ruolo educativo della famiglia. Essere genitori nella società contemporanea”, Erickson 2013

 

 

 

 

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