La separazione coniugale alla presenza di figli. A quali “segnali” prestare attenzione.

25.11.2015 19:00

Nella costruzione della famiglia nel seguente ordine: fidanzamento, matrimonio, coniugi e genitori, può accadere che dopo aver “investito” energie, risorse, tempo per un’unione duratura, alcuni degli “ingredienti” del successo coniugale (amore, dialogo, ascolto, rispetto, affinità caratteriale, impegno, intimità) inizino a latitare, allora si arriva all’evento critico della separazione. La separazione è un evento che “spacca” la famiglia, un’esperienza traumatica e dolorosa non solo per i coniugi che la vivono sulla propria “pelle” ma anche per i figli, che se piccoli non riescono ancora a comprendere, mentre se più grandi si può spiegare con parole semplici e con la massima cautela. La separazione è una “frattura” che lascia dentro di sé una “ferita” che sarà “invisibile” agli altri ma “visibile” a chi l’ha vissuta in prima persona, è un evento che porta alla distruzione del nucleo genitoriale e a una “sfilacciatura” dei rapporti con la parentela acquisita col matrimonio. La separazione segna il fallimento del matrimonio e dei progetti che si erano fatti per l’avvenire. La cosa non facilmente gestibile è il cosiddetto “crollo psichico”, che comporta l’elaborazione e comprensione del fallimento del legame matrimoniale. I “fattori” che diventano l’“effetto domino” di questo crollo possono essere: l’ormai “tristemente” nota incompatibilità caratteriale, dialogo e ascolto quasi o del tutto assenti, maltrattamenti, violenze (verso coniuge e/o figli), trascuratezza, tradimento. Quando uno dei suddetti “fattori” scatena l’“effetto domino”, cioè la caduta (che sembra inarrestabile, ma dalla quale si può risalire), la coppia già in crisi apre la strada al conflitto. La frattura coniugale non dovrebbe “toccare” la funzione genitoriale e i due ex-coniugi dovrebbero rispettarsi l’uno con l’altro per il fatto di dividere ancora quel ruolo. Nella separazione ci si divide dal ruolo di coniugi (gli anni, trascorsi assieme col loro carico di attese e di delusioni, non si possono dimenticare, perché facenti ormai parte del “bagaglio” di esperienza), ma non da quello di genitori. Pur nella criticità dell’evento-separazione, occorre stare uniti e mantenere una collaborazione educativa verso i figli, che sarà messa in atto, partendo da una base minima di stima e comprensione reciproca (più facile a dirsi), detto altrimenti: almeno davanti ai figli mantenere rapporti civili e educati (i bambini osservano tutto!), ricordando che i figli sono il “frutto” cui entrambi hanno “trasmesso” una parte di se stessi. La separazione comporta una ri-organizzazione della vita familiare per il genitore affidatario della prole (ma anche per l’altro che vive da solo) che “assorbe” questo evento e ne risponde chiudendosi, non parlando, sentendosi emarginata o “etichettata” come figli di separati. Il piccolo non sa, che la colpa non è la sua, è un evento tra coniugi ma di riflesso anche lui ne risente. L’età dei bambini è da considerare, un piccolo di due anni non è in grado di capire e poco si accorge che in casa manca una “figura”, mentre al più grande già in grado di comprendere, si spiega “a grandi linee” la situazione e il cambiamento in atto. Nella maggior parte dei casi i figli sono affidati alla madre, ritenuta la più idonea a crescere e “monitorare” i loro diventare adulti, assumendosi totalmente la responsabilità delle sue azioni e di quelle dei figli, fino al raggiungimento della maggiore età. Quando la separazione è “fresca”, la ripartenza (nota come resilienza) è in salita sia per i genitori separati sia per i figli, l’elaborazione è lunga e porterà a momenti anche di sconforto nei bambini soprattutto, che si chiederanno perché i genitori non tornano insieme. La madre pur avendo i figli in affidamento, deve favorire il mantenimento e la frequentazione degli stessi col padre e mai parlarne male; è giusto che i bimbi, continuino a vedere il padre, che anche se vive distante da loro, dovrà essere un punto di riferimento. Certo che, non è come essere tutti uniti, ma per il bene dei figli, vale la pena tenere i rapporti con l’ex-marito in modo civile e amichevole, ricordandosi che i bambini apprendono il positivo e negativo di parole e comportamenti dei genitori, ragion per cui “conviene” dare il buon esempio, sempre. A seguito di una separazione coniugale a soffrire non sono solo i genitori ma anche i figli, “frutto” cui entrambi hanno “trasmesso” una parte di sé. I bambini in tale situazione vorrebbero che i genitori tornassero assieme, ma se molto piccoli il discorso diventa alquanto arduo e difficilmente sarebbe capito. I figli di genitori separati manifestano tal evento col disagio sociale, vorrebbero parlarne ma si “chiudono” in se stessi. A volte trovano una “spalla” sul compagno di classe o un altro parente che non sia il genitore convivente. Per esempio: genitori separati hanno due figli di 2 e 9 anni di caratteri opposti affidati alla madre (come nella maggior parte dei casi), che accade?  Il padre va a vivere fuori città, il piccolo di due anni non “focalizza” la mancanza di una “figura” e solo in seguito entrando a scuola si farà i primi interrogativi, quello di nove anni oltre a maturare precocemente, percepisce e vede la nuova situazione ma si “chiude”, diventa più controllato, responsabile e fa “da scudo” al piccolo nel mondo esterno, in pratica cresce prima assumendosi anche le responsabilità di un adulto, contestualizzate all’età, naturalmente.  

Dott. ssa Silvia Ferrari

                                                                                                                                          Pedagogista

* Bibliografia tematica di approfondimento:

-  Elvira Gallo, Stefanella Campana, “Il problema dei figli nella separazione”  - Presentazione di Giovanni Bollea,  Ed. Bollati Boringhieri

-  Eugenia Scabini, “Psicologia sociale della famiglia – Sviluppo dei legami e trasformazioni sociali”, Ed. Bollati Boringhieri

-  Lisa Parkinson, “La mediazione familiare – Modelli e strategie operative”, Erickson

-  Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia, Università Cattolica del Sacro Cuore, “Familiarmente – Le qualità dei legami familiari”, Ed. Vita e Pensiero.

-  Elena Malaguti, “Educarsi alla resilienza -  Come affrontare crisi e difficoltà e migliorarsi”, Erickson

-  Anna Oliverio Ferraris, “Dai figli non si divorzia – Separarsi e rimanere buoni genitori”, BUR Psicologia e Società.

-  Anna Costagliola (a cura di), “Elementi di diritto di famiglia – Disciplina essenziale e nuovi orientamenti”, Ed. Simone.

-  Zygmunt Bauman, “Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi”,  Laterza

-  Boris Cyrulnik, Elena Malaguti, “Costruire la resilienza”, Edizioni Erickson – Trento

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