La pedagogia in ascolto del disagio familiare. Consulenza e supporto per “uscire dal tunnel” e tornare a vivere.

19.06.2015 14:00

Per lo spazio redazionale “Dialogica Educativa” ho intervistato la collega pedagogista Dott.ssa Antonella Ibello,  ecco una breve presentazione:

 

Pedagogista siciliana per nascita, ma veneta d’adozione. Si è laureata in Scienze dell’Educazione V.O. nel 2005 all’Università di Catania con 110/110 discutendo la tesi di laurea in Educazione degli Adulti dal titolo: “L’educazione degli adulti nella lifelong learning: le buone pratiche nel territorio ennese”. La sua formazione si è specializzata in ambito clinico e precisamente alla neuropsichiatria infantile, inoltre ha fatto parte dell’unità multidisciplinare. Si occupa di consulenza familiare e di problematiche inerenti alla crescita e all'apprendimento. Altro ambito di interesse personale e professionale è il capitolo sulla violenza psicologica. Sul social web cura l’amministrazione di due pagine divulgative su Facebook, che sono: “Educere - Consulenza pedagogica e familiare” e “Il girotondo” e di due gruppi, “Genitori a confronto” e “Sportello pedagogico”. All’attività di consulente familiare unisce l’organizzazione di giornate formative attraverso seminari tematici di approfondimento educativo.”            

 

 

1) Silvia: Come si snoda il “setting” di una consulenza familiare? (es. durata, target) e com’è una giornata “tipo” in studio.

 

Antonella: Generalmente la consulenza pedagogica e familiare si svolge in non più di un’ora. Nella fase iniziale è fondamentale partire da un’anamnesi familiare a cui seguirà un colloquio conoscitivo. Ciò per la costruzione della problematica o del disagio, sul quale è opportuno intervenire. In un secondo momento mi incontrerò col bambino/a in questione e dopo una breve intervista, procedo ad applicare i test, utili per carpire altri elementi. Solo successivamente, dopo un’attenta analisi dei dati rilevati, pianifico gli interventi da porre in essere nei successivi incontri, che saranno concordati coi genitori, ai quali chiedo sempre la collaborazione, al fine di rendere più efficace l’intervento educativo. Ciò per quel che concerne le problematiche inerenti allo sviluppo dei bambini, altro discorso va fatto per le coppie conflittuali, che richiedono la mediazione familiare. In questo caso, infatti, opero attraverso il counseling di tipo rogersiano.

La giornata tipo è molto semplice. Gli incontri coi genitori avvengono in genere nella pausa pranzo, stessa cosa dicasi per le coppie in mediazione. I bambini sono seguiti al pomeriggio dopo le attività scolastiche, che qui a Pederobba (prov. di  Treviso) dove esercito, si chiudono alle 16,10. Al mattino, sono, generalmente, impegnata nella ricostruzione e analisi di quanto è svolto al pomeriggio durante gli incontri.

 

2) S. : Facendo una media, quali sono le problematiche più presenti per le quali le famiglie o singoli utenti si rivolgono a te?

 

A. : Fondamentalmente le problematiche sono sempre relative alla difficoltà di impartire regole condivise, poca presenza e di qualità di uno dei genitori, che inficia il livello di autostima dei propri figli, che fanno fatica ad acquisire le autonomie di base, o che mostrano di essere oppositivi. Altre problematiche sono relative alle difficoltà di apprendimento, nello specifico a quelle comunemente definite DSA.

 

3) S. : Nell’aiuto all’altro quanto incide la tua esperienza di vita personale, che senza dubbio crea un rapporto empatico per meglio “tirar fuori” il “buio” interiore?

 

A. : L’empatia è una prerogativa ineludibile in ogni incontro che svolgo. Attraverso essa è possibile cogliere i vissuti altrui e come questi vengono percepiti ed esperiti. Grazie ad essa è possibile entrare nel cuore del problema. Le storie sembrano simili, ma in realtà son tutte diverse, perché diverse sono le persone e i loro modi di vivere le emozioni. Per essere un buon pedagogista, è indispensabile sapere, che va migliorato con continui aggiornamenti; saper essere in relazione con l’altro da sé; saper fare, ovvero, intervenire in modo preciso e mirato, ed infine, saper far fare, perché educare, sappiamo bene, che consiste nel “tirar fuori” ciò che resta latente dentro noi. Il pedagogista deve muoversi nella logica dell’AIUTAMI A FAR DA SOLO.

 

4) S. : Ho letto che svolgi anche attività seminariali: come scegli gli argomenti educativi, includi anche laboratori di gruppo? Target di riferimento?

 

A. : I seminari formativi sono un’esperienza di arricchimento professionale per me. In genere parto sempre da uno studio accurato del territorio e, in base a ciò che rilevo, offro la possibilità di arricchire la propria formazione. In particolar modo mi rivolgo ai docenti, non a caso ho svolto seminari sull’apprendimento cooperativo-approccio strutturale di Kagan e sul Metodo Montessori, ma anche ai genitori sempre più in difficoltà nello svolgimento del loro ruolo, spesso minato da varie problematiche che generano crisi e separazioni. In ultimo, ho promosso seminari di gruppo sulla violenza psicologica, mobbing, bullismo. In genere per ogni seminario preparo dispense in formato powerpoint; per facilitare l’apprendimento del gruppo, seguono poi le simulazioni, in modo che si possa sperimentare il tema in oggetto, infine, si conclude col questionario di verifica. Ad ogni seminario rilascio un attestato di partecipazione da poter inserire nel curriculum.

 

5) S. : Una storia che ti è rimasta nel cuore nella tua attività di consulente e che emozioni si provano nel riuscire ad aiutare.

 

A. : Ovviamente, nel rispetto del segreto professionale non posso far nomi, ma se da un lato ogni storia che seguo mi lascia una traccia significativa sia a livello umano che professionale, dall’altro lato un caso che mi è rimasto inciso nel cuore riguarda una donna, una mamma, sola con un bambino in tenera età, che ha vissuto una separazione dal marito molto travagliata, per via di un’ alta conflittualità. Una situazione complessa, delicata, attanagliata da molte problematiche, anche legali, oggi purtroppo non ancora conclusa. Però la signora sta meglio, ha più fiducia in sé, ha riacquistato la sua autostima, è una madre attenta e sempre presente. Certamente vedere realizzato il cambiamento migliorativo nelle persone che seguo mi riempie di gioia, il mio compito è restituire l’autonomia, che per qualche motivo si è inceppata, autonomia di pensiero e d’azione. Libertà e coraggio di fare scelte di vita, perché l’amore per se stessi è fondamentale per vivere in modo sereno, capacità ,queste, riemerse dopo un lungo percorso insieme.

 

6) S. : Com’è nata l’idea di creare pagine e gruppi a sostegno familiare su FB?

 

A. : L’idea è nata dal voler fare informazione. Oggi c’è ancora molta confusione sulla figura professionale del pedagogista, su cosa può o non può fare. Così è nata la mia pagina “Educere - Consulenza pedagogica e familiare”, di li a poco hanno fatto seguito le altre pagine: “Il girotondo”, pagina prettamente educativa dove offro piccoli consigli su laboratori educativi-didattici, poi i due gruppi: uno “Genitori a confronto” e l’altro “Sportello pedagogico”, quest’ultimo tratta la tematica della violenza di genere.

 

7) S. : Un tema a te molto caro è il dramma della violenza psicologica nei confronti delle donne:  definiscila, cosa la “alimenta” ? Quanto sono importanti gli sportelli di ascolto/centri antiviolenza: la difficoltà di una donna maltrattata a chiedere aiuto a queste strutture, cosa senti di dire a riguardo?

 

A. : La violenza è il rifugio degli incapaci! La violenza genera violenza. Questo è un tema, oggi, molto dibattuto attraverso i mezzi di comunicazione di massa, ma non sempre in modo adeguato. Non basta fare la cronaca, occorre fare prevenzione primaria nelle scuole, dove crescono gli uomini e le donne del domani, occorre stare vicino alle coppie attraverso percorsi di incontro e confronto. Gli sportelli di ascolto sono sicuramente importanti, purtroppo non sempre ben radicati nel territorio e comunque non sempre le donne hanno la forza di rivolgersi a questi centri, un po’ per vergogna, un po’ perché la violenza è come una colla, prima che la togli di dosso ci vuole tempo.

 

8) S. : So che hai iniziato a lavorare al tuo primo libro, il cui tema è proprio la violenza domestica: si baserà su vere storie di vita? Perché hai contattato me, una collega, per curarne la prefazione?

 

A.   : Si, il titolo è :”La violenza un grido imbavagliato dall’indifferenza: tracce di donne in rinascita”. Il testo vuole raccontare cos’è la violenza, come si dispiega, chi sono le vittime e chi i carnefici, ciò attraverso racconti di vita reali, che saranno analizzati nei punti salienti. Le storie saranno messe a confronto per ricavare dettagli significativi sull’argomento. La scelta di affidare a te la cura della prefazione nasce non solo dalla stima che nutro nei tuoi riguardi umanamente, ma soprattutto come professionista, sempre molto attenta, precisa e preparata, Incisiva nell’affrontare un argomento.

 

9) S.: Tre parole – chiave  per definire il lavoro del Pedagogista.

 

   A.: Il pedagogista è l’elaboratore dell’agire educativo, quindi deve sapere, non si può improvvisare quando si tratta di persone e di persone     in difficoltà; saper essere, l’empatia è la base di ogni incontro educativo-pedagogico e saper fare e far fare, sulla logica di Aiutami a far da      solo.

 

Silvia: Ringrazio l’amica e collega D.ssa Antonella Ibello per aver scelto il mio blog “Redazione Pedagogica” per l’intervista, che ha inaugurato questa nuova sezione.

 

Antonella: Grazie a te cara collega Dott. Silvia Ferrari, per avermi dato questo spazio alla professione pedagogica che svolgo con passione, è un onore inaugurare questa nuova sezione, che ti auguro sia sempre più fruttuosa.

 

Dott.ssa Silvia Ferrari

Pedagogista

Bibliografia tematica di approfondimento.

 

- Bisogni M.Maddalena, “L’approccio centrato sulla persona. Attualità del Metodo Rogersiano nell’educazione e nel counseling”, Franco Angeli.

- Lisa Parkinson, “La mediazione familiare. Modelli e strategie operative”, a cura di Marzotto C., Centro Studi Erickson.

- Vincenzo Calvo, “Il colloquio di counseling. Tecniche di intervento nella relazione di aiuto”,  Il Mulino.

- L. D’Alonzo, V. Mariani, G. Zampieri (a cura di), “La consulenza pedagogica. Pedagogisti in azione”, Armando Editore.

- Elisa Balconi, “Il Metodo Montessori”,  Xenia.

- Maja Pitamic, “Imparo a fare da solo. Il Metodo Montessori per conoscere attraverso l’esperienza”,  Red Edizioni.

- Spencer Kagan, “L’apprendimento cooperativo: l’approccio strutturale”, curatore: Angeloni B.,  Edizioni Lavoro.

- Rappa Daniela, “Oltre quella porta: la violenza di genere nel contesto domestico”,  Ed. La Zisa.

- Angela Segantini/Consuela Cigalotti, “Violenza domestica su donne e minori”,  Athena AudioVisuals.

- Milena Micone, “Donne spezzate”, Curcio.

 

 

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