Il rumore dell’infanzia: espressione manifesta dell’interiorità in crescita tra emozioni, pensieri e gesti.

03.11.2016 19:53

L’infanzia col suo rumore

trasmette l’essenza col dolore,

esso è interno e/o manifesto,

tocca al caregiver esser desto,

che sia da solo o in gruppo

interviene sullo sviluppo,

per favorire l’evoluzione

di personalità in formazione.”

Non potevo esimermi dal cominciare questa recensione con una rima di mia ideazione (altra rima), che racchiudesse in poche strofe l’essenza del libro della collega pedagogista e concittadina (entrambe siamo nate a Cagliari) Gavina SeddaBambini che fanno rumore. Con questo libro, il termine rumore fa di diritto il suo “ingresso” tra i “fondamentali” della pedagogia, percorrendo i “sentieri” dell’evoluzione psicologica del bambino cui fa cerchio la sua famiglia, senza la quale non ci sarebbero orientamenti e trasmissione di valori ma, cos’è esattamente il rumore? E’ una definizione non proprio pedagogica ma che, pur provenendo dal campo dell’acustica, tra le sue righe include metafore educative di collegamento a eventi di disagi interiori, ma andiamo con ordine. Il rumore (in acustica) è un segnale di disturbo rispetto all’informazione trasmessa in un sistema e ancora, è un fenomeno oscillatorio che consente la trasmissione di energia attraverso un mezzo che, assorbito da un organismo, si manifesta come suono non desiderato e disturbante. Il rumore infantile è (proprio come quello acustico) un segnale qui di disagio rispetto alle regole educative trasmesse dal microcosmo familiare e da rispettare fuori (in ambo i casi si parla di sistema, se vogliamo), un rumore che oscilla per diverso tempo diventando funzionale contro le attese familiari e sociali e volte all’ottenimento di uno scopo: es. presenza costante del genitore. Pensiamo per un attimo ai noti capricci che, opportunamente “calibrati” dai bambini, costringono il genitore ad assecondarli: sono anch’essi dei rumori sociali in forma di pianto, grida, battere i piedi… Sono proprio rumori funzionali per l’ottenimento di qualcosa, cui qualche NO di risposta non guasterebbe. E ancora: il bambino che non vuole andare a scuola inizia a “far rumore” col semplice rifiuto, il non alzarsi dal letto o in caso contrario, interrompere la frequenza regolare per eventi familiari di cui non ha condiviso il dolore e/o sofferenza, come il caso della piccola Anna. Pensiamo al rumore della regressione (uno dei meccanismi di difesa interiore enunciati da Freud) infantile uscente con la nascita del fratellino: l’enuresi notturna, che (altra storia del libro) diventa funzionale al benessere del bambino in questione, che ottiene l’attenzione e la protezione di tutta la famiglia nel momento della nanna. Per quanto la parola rumore identifichi interlocuzioni verbali urlate, possiamo ben associarlo anche al silenzio, non a caso si dice “il silenzio vale più di mille parole”. Molte volte si comunica di più stando zitti, non palesando pensieri a questa o quella persona, anche questo è un tipo di rumore, che la collega Gavina include nel paragrafo “Non voglio dire niente” menzionando il mutismo selettivo: il bambino seleziona poche persone con cui parlare per poco tempo. In questo caso, il silenzio fa rumore, segnalando un profondo disagio vissuto sia dal bambino in prima persona e sia dal nucleo familiare, perché l’intervento d’aiuto sarà globale. Non vi elenco tutto il libro, ma giusto solo per far comprendere cos’è il rumore nell’infanzia: l’espressione manifesta di un profondo disagio, per evitare il quale, basta una sana educazione emotiva interiore  e poi visiva con: amore, ascolto non giudicante, accoglienza, empatia, coerenza, rispetto dell’originalità e unicità del bambino, cura, protezione, tempo. Il libro si compone di 14 capitoli scritti con linguaggio comprensibile e di facile apprendimento, con piccoli “spaccati” di storie vere derivanti dall’esperienza pluriennale di Gavina sia come madre e sia nel suo ruolo professionale di pedagogista in ambito scolastico. Ho letto la versione ebook e in ogni pagina mi sono soffermata per diverse ore… Per riflettere, per prendere appunti e ripensare quanto nel nostro vivere quotidiano “facciamo rumore”, sia verbalmente sia tacitamente. Termino questa recensione con un episodio narrato nel testo, che sintetizza l’importanza della cura genitoriale verso l’ascolto dell’infanzia: “Una madre è in cucina e sta preparando una torta. Arriva il bambino per dirle una cosa. La madre continua la sua torta e si “gioca” la possibilità di parlare col figlio, che magari voleva un aiuto, un consiglio o semplicemente essere ascoltato.” Lasciamo la torta e ascoltiamo di più, perché il disagio non si “fossilizzi” interiormente e poter intervenire prima che sia troppo tardi.

 

Dott. ssa Silvia Ferrari

Pedagogista, Edukablogger

 

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