FABLE THERAPY: metafore di vita tra le righe della fantasia.

19.12.2016 20:15

Son qui per voi a recensire

 proprio un bel libro lo devo dire,

 che tra le pagine da sfogliare

 insegna a sognare e meditare,

 agli adulti come ai bambini

 per sentirsi men lontano e più vicini.”

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Di Novembre un bel dì autunnale

dal cuore dell’Associazione Psicosociale

giunge questa attesa pubblicazione

da far conoscere alla nazione,

un fiabesco libro di riflessione

per capir appieno  la narrazione.

La lettura di questo libro (e-book nel mio caso) mi ha talmente ispirato da comporre due rime che racchiudessero l’essenza d’intenti delle autrici. “Catturata” principalmente dalla copertina, ho scelto per la mia ultima recensione del 2016 un libro dedicato al mondo delle fiabe, favole, miti e leggende scritto a quattro mani da due valide professioniste che sono nell’ordine: Mariapaola Ramaglia, educatrice, mediatrice, formatrice e mamma e Silvia Mendico, psicologa, sociologa, counselor, docente. Da questa confluenza socio/psicopedagogica dipendente anche da attività seminariali e di formazione in giro per l’Italia è nato il libro “Il potere educativo delle fiabe – C’era una volta, in un paese lontano.” La copertina stessa raffigurante alberi di foresta è una metafora, quasi a voler condurre il lettore a perdersi tra le pagine (come accade in eventi reali), partendo da un’idea, un pensiero, un sentimento per poi scoprire al termine di aver “vinto” le sue angosce e vissuti interiori. Il libro si compone di 6 capitoli a loro volta suddivisi in vari paragrafi redatti singolarmente o da entrambe le autrici, le “note a piè di pagina” presenti esplicano concetti accennati (es.: archetipi junghiani) e poi ripresi più in là, eminenti studiosi citati (ad es.: Bruner, Jung, Freud, Bettelheim, Propp) che nelle loro produzioni han analizzato l’essenza umana anche in relazione alla lettura e all’inconscio. Perché intitolare la mia recensione “Fable Therapy”? Le fiabe pur nel loro fantasioso narrare recano in sé “poteri” catartici, di liberazione, di purificazione interiore da stati emozionali inespressi dipendenti da eventi vissuti (sogni o le angosce più varie nel quotidiano): un “potere” che professionisti educativi/terapeuti/psicologi utilizzano per evocare nell’interlocutore/utente sentimenti e ostacoli mentali onde favorirne un orientamento nelle scelte. Con rispetto parlando, non serve essere “addetti ai lavori” per “terapeutizzarsi” con fiabe, favole, miti, leggende; ogni genitore senza saperlo è anche lui un esperto di “fable therapy”, trovare un intimo momento con i propri figli per leggere storie di mondi lontani popolati da eroi, re, principesse, animali parlanti, draghi, elfi, fate… Pur nella fantasia, questi racconti celano metafore di vita e chiederete, ma quali? Boschi, foreste, montagne, mari, castelli nascondono in realtà l’interiorità/l’agire umani, mi spiego meglio: il bosco nella sua fitta vegetazione ci fa pensare a qualcosa d’intricato, difficile da trovare, smarrimento che dura fino al termine del sentiero (come nel setting formativo delle autrici: nei seminari i partecipanti all’inizio si “rispecchiano” in un personaggio fiabesco, ma al termine è un altro) e ancora, castelli e casupole già nella diversità etimologica richiamano a personaggi distinti sia nel carattere sia nell’ambiente in cui tali costruzioni sono immerse, che vuol dire? Il castello trasmette immensità, sfarzo ma anche smarrimento (data la grandezza) tra le stanze (come avviene “dentro di noi”), la casupola sia arroccata o in mezzo alla foresta dà l’idea di calore (non solo del fuoco), di maggior raccoglimento intimo/emozionale, della concentrazione in un piccolo spazio di qualità e capacità impensabili dei suoi abitanti. Il libro analizza gli aspetti e i “messaggi” di alcune fiabe tra le più note, i significati, perché preferirne alcune e non altre e… Lascio a voi la prosecuzione per “alimentare” ancor più la curiosità, indicatore d’interesse e scoperta. Nella beltà del termine la fiaba diventando auto-narrante (metodologia del racconto) in occasione di “terapie” e con l’obiettivo di “sciogliere” conflitti e traumi prende il nome di fiabazione. Come citato in titolo, tra le righe della fantasia si celano metafore di vita, fiabe che sembrano “schermi” su cui proiettare sé stessi nel tentativo di allontanare ciò che crea ansia, sofferenza o al contrario, “viaggiare” per “evadere” da una routine quotidiana ormai consolidata. Le fiabe possono ben dirsi “strumenti terapeutici” per la cura di un’interiorità priva di stimoli e/o disagiata o semplicemente fantasticare e rivelarsi utili nel “lanciare” messaggi di sensibilizzazione su temi importanti a livello sociale, come ad es.: il bullismo. Termino la mia recensione con una rima personale:

Di una favola la narrazione

  sviluppa tanta immaginazione

  nell’infanzia e in tante persone.

  Creiamo momenti magici

  e al tempo stesso ludici

  per veri attimi unici

  e direi pure mitici.

  Auguro quindi con premura

  a grandi e piccoli buona lettura.

 

Dr.ssa Silvia Ferrari

Pedagogista redazionale, blogger educativa.

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