FAQ

- Differenze tra una tesi compilativa e una di ricerca.

 La tesi di laurea è l’obiettivo finale, la degna conclusione del percorso di studi universitari che si è scelto. L’argomento di tesi va individuato tra le materie incluse nel piano di studi personale, un argomento magari marginale ma che a noi (generico) interessa approfondire. Porto il mio esempio: al momento di scegliere l’argomento di tesi optai per letteratura per l’infanzia – dimenticando che, non l’avevo inserita nel mio piano di studi personale e così la mia scelta si indirizzò verso Educazione degli Adulti e a tavolino si concordò quale tema trattare e che fosse un tema poco dibattuto. L’argomento della mia tesi cadde sulla resilienza: una capacità che “cresce” in sordina con la persona e viene “allo scoperto” negli eventi critici che una famiglia si trova a dover risolvere. Detto ciò, spiego la differenza tra i due tipi di tesi. Tesi Compilativa: come fa chiaramente capire l’aggettivo, è una tesi da compilare, cioè, il nostro lavoro parte da bibliografie sull’argomento già esistenti o poco trattate: i testi consigliati dal docente e/o scelti personalmente (anche materiale reperito in rete) vanno letti, cercando di interiorizzare e poi personalizzare quanto letto, magari ripensando a eventi personali e/o stage fatti. Anche se la tesi parte da materiale esistente, sta a noi “farla propria” con parole nostre: questo tipo di tesi è “gettonata” per lo più nelle facoltà umanistiche (nel mio caso Scienze dell’Educazione V.O.) mentre diverso è il discorso per la Tesi di Ricerca, “in voga” nelle facoltà scientifiche. Anche qui, come dice la locuzione “di ricerca”, si comprende che questa tesi partirà da studi o bibliografie esistenti ma sarà il laureando/la laureanda a “indagare” in modo autonomo un determinato settore, quindi: raccogliendo dati da osservazioni “sul campo”, somministrando questionari e/o interviste, riprese video, etcc. Sarà una tesi dove si riporteranno gli effettivi risultati raggiunti sul “campo” e che poi verranno visionati anche dal relatore. Per ambo le tesi è importante riportare le “note a piè di pagina” in ordine alfabetico e indicanti i testi a cui si è fatto riferimento o dal quale si è partiti (compreso il materiale online).

 

Quali sono le differenze tra educazione diretta e indiretta?

 

L’Educazione diretta è quella che viene realizzata in modo programmatico e intenzionale, consapevolmente da ogni individuo (genitore, maestro, sacerdote) che agisce verso un educando.

 

L’Educazione indiretta è invece realizzata da persone, oggetti, situazioni che non si propongono intenzionalmente il compito di educare ma che, venendo a contatto col bambino, esercitano di fatto su di lui un’influenza educativa, spesso nociva (qualche esempio: le pubblicazioni affisse ai lati di un’edicola non sono sistemate dall’edicolante col preciso intento di educare, ma ciò nonostante esercitano un’influenza educativa, spesso dis-educativa sui fanciulli che le osservano; le parolacce dette dagli automobilisti non vengono pronunciate col preciso intento di educare, ma esercitano anch’esse un influsso educativo, o meglio dis-educativo, sui fanciulli che le odono; lo stesso si può per il litigi fra genitori, le bugie pronunciate dagli adulti, etcc).

 

Cos’è un corso FAD?

Molti Istituti/Centri di Formazione propongono corsi e aggiornamenti anche in modalità FAD, un acronimo che sta per Formazione a Distanza. Come funziona un corso FAD? Il corsista si iscrive a un corso e avendo una mail, riceverà dall’Ente formatore le slides delle lezioni da studiare comodamente a casa e senza vincoli di orario.

 

Con la tecnologia che ormai è entrata nelle scuole, si sente parlare della LIM, cos’è?

Secondo i dati forniti recentemente dal Censis, la scuola digitale tarda a “decollare”. Tuttavia, ormai nelle scuole a supporto del docente troviamo la LIM, acronimo di Lavagna Interattiva Multimediale col quale stimolare l’apprendimento in classe con l’aiuto di software specifici per l’insegnamento scolastico.

 

Cosa si intende per e-learning?

Electronic Learning contratto in E-Learning significa l’apprendimento online a distanza (come un corso Fad) usufruibile con le più moderne tecnologie per la rete pur non essendo fisicamente presenti. Ormai molti Centri di Formazione, Università ed Enti affini organizzano percorsi per arrivare o alla laurea, o al conseguimento di un Master fornendo ai propri allievi muniti di connessione dati, mail e pc personale il programma didattico (lezioni in slides o video) da studiare comodamente a casa (soprattutto se la sede dell’Ente è molto distante) , senza alcun vincolo d’orario e con la possibilità di comunicare con il tutor (sempre online).

 

Nelle professioni di aiuto si sente spesso parlare di burn-out, cos’è esattamente?

La presenza della parola inglese “out” che significa fuori, fa intendere qualcosa di non positivo per la persona che lo vive. Le professioni di aiuto proprio per il loro ruolo sono portate  a condividere situazioni di stress sia personale che nel posto di lavoro con gli utenti in cura. Nello specifico, qui parlo delle professionalità educative: per via del carattere empatico dell’ambito educativo/assistenziale, il più delle volte un educatore (un esempio) con problematiche sue si reca a lavoro in una comunità (esempio) nella quale l’ascolto, il dialogo, la condivisione con gli utenti sono il “must”, per meglio aiutare. Più sono gli utenti disagiati verso i quali l’educatore deve operare e più il rischio di stress aumenta: anche perché ci si “carica” di situazioni non proprie (e non vissute in prima persona) oltre le personali e ciò impedisce uno svolgimento tranquillo del proprio lavoro. Importante, per queste professionalità è “staccare” appena possibile, il non portarsi il lavoro a casa e idem il contrario, cioè problemi in casa al lavoro. Se l’educatore è sereno, ancor di più il suo operato “produrrà” esiti soddisfacenti con i suoi utenti.

 

Cosa s’intende per Educazione Permanente?

Concetto introdotto in anni recenti, indica un processo educativo che si estende per tutta la vita dell’individuo. Dopo aver raggiunto la maturità, un individuo infatti deve risolvere numerosi problemi (l’inserimento nel mondo del lavoro, il matrimonio, la paternità/maternità, il pensionamento, etc..) ed ha quindi bisogno dell’aiuto di esperti che appunto lo aiutino nell’affrontare queste situazioni nel miglior modo possibile (es.: pedagogisti, counselor, psicologi).

 

Quando si parla di rapporto educativo, di etero ed autoeducazione?

Per rispondere a questa domanda, partiamo dalla definizione di Educazione: parola derivante dal verbo latino ex-ducere, cioè “tirar fuori”, nel senso che l’educazione è costituita da tutte quelle attività che una persona adulta svolge nei confronti di un bambino al fine di “tirar fuori” ciò che c’è di buono, per svilupparlo e rafforzarlo e ciò che c’è di cattivo per diminuirlo o eliminarlo. Oggi diciamo che, l’educazione è costituita da un insieme di attività che un adulto svolge nei confronti del bambino per farlo maturare, ciò per portare al pieno sviluppo tutte le sue capacità, sia fisiche che psichiche. Esistono quindi 2 tipi fondamentali : Educazione fisica ed educazione spirituale, che a sua volta si divide in: educazione affettiva, religiosa, morale, sociale, sessuale. L’Educazione viene definita più propriamente un rapporto educativo, perché è una relazione che si instaura tra due persone, una adulta (educatore) ed una in via di sviluppo verso la maturità (educando). Affinchè sorga un rapporto educativo occorre quindi la persona e l’attività sia dell’educatore che dell’educando: la mancanza di uno dei due impedisce la nascita del rapporto educativo. Tutto ciò che l’educatore svolge (cioè comunicare conoscenze, impartire orientamenti/ordini, punizioni, etcc) viene chiamato Etero-educazione. Tutto ciò che l’educando impara (acquisire nozioni comunicate, obbedienza,etcc) viene definito Autoeducazione. Abbiamo detto che, per far nascere un rapporto educativo occorrono sia l’educatore che l’educando, cioè sia l’etero-educazione che l’autoeducazione: però nelle diverse epoche storiche i pedagogisti hanno posto l’accento talvolta più sull’uno che sull’altro dei 2 aspetti necessari dell’educazione. Per esempio, nel passato normalmente si è posto l’accento più sull’etero-educazione, per cui l’educando veniva visto in una posizione di assoluta passività, “cieco” esecutore della onnipotente volontà del maestro. Oggi invece si tende a valorizzare maggiormente l’autoeducazione , nel senso che il maestro deve preoccuparsi di fornire nozioni interessanti per l’educando, che parteciperà però attivamente al processo di ricerca delle nozioni da studiare, partecipando attivamente a tutte le fasi del lavoro scolastico.

 

Cosa enunciavano i 29 punti di Calais emanati nel 1921 ? (+1)

Nel 1921 si tenne a Calais un Congresso sull’educazione, nel corso del quale vennero definiti 29 punti riguardanti:

1) Organizzazione generale = 10 punti richiedono che la scuola nuova sia un tipo di collegio ad atmosfera familiare. Il collegio sorge in campagna e pratica la coeducazione dei sessi in padiglioni con un massimo di 15 alunni. Un certo periodo della giornata è dedicato al lavoro manuale e alla ginnastica.

2) Educazione intellettuale = 10 punti; l’educazione deve trasmettere e far acquisire conoscenze, appoggiandosi su fatti ed esperienze, fondarsi sull’interesse spontaneo degli alunni, non trattare più di una o due materie per volta, giacché la varietà deve essere basata non sul numero ma sul modo di presentarle. E’ previsto un lavoro individuale accanto a uno collettivo.

3) Educazione morale = 9 punti; quest’educazione muove dall’interno della coscienza. I premi sono ammessi come incitamento all’iniziativa, il castigo deve mettere l’alunno nelle condizioni di raggiungere il fine considerato. I 29 punti nel 1925 divennero 30 con l’articolo che enunciava: “ l’educazione nuova prepara il futuro cittadino non solo in vista della nazione, ma anche in vista dell’umanità”. Per quanto concerne l’educazione religiosa non si trovò accordo di vedute e si proclamò la neutralità confessionale. Una scuola non poteva definirsi “nuova”, se non realizzava almeno 15 dei 30 punti stabiliti.

 

 

- In presenza di crisi familiari qual è il ruolo dell’educatore ?

Le crisi familiari ormai sono ampiamente presenti nella società, per cui si ha bisogno di supporti esterni, di figure professionali capaci e competenti per venire incontro alle famiglie, cercando nel dialogo e nell’ascolto empatico la “chiave” di lettura. In delicate situazioni familiari si deve entrare “in punta di piedi”, senza la pretesa del miracolo, ma sicuramente di un valido sostegno comunicativo, di ascolto, di consulenza su come fronteggiare i problemi derivanti da una separazione. L’educatore familiare si attiva con altre figure professionali presenti sul territorio, una famiglia è in crisi, non basta solo l’educatore familiare, ma anche il pedagogista, lo psicologo, il mediatore familiare. Chi vive periodi di crisi non sempre accetta l’intervento di terzi estranei (anche gli esperti sono visti come tali, proprio perché non sono conoscitori della storia familiare e  del contesto sociale in cui è maturata). L’educatore può essere di aiuto con le sue innate capacità di dialogo, ascolto empatico senza giudicare persone e/o situazioni, paziente e calmo, predisposto a quel tipo di lavoro, perché le professioni di aiuto sono un’ ancora di salvataggio e le persone che hanno la fortuna di svolgere questo lavoro per vocazione, passione e predisposizione personale, si prodigano per un aiuto professionale e umano nei contesti familiari disagiati.

 

 

 

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